Essere a casa significa sentirsi a casa nella propria pelle…

Buonasera carissimi , è molto che non aggiorno il sito e lo voglio fare questa sera, scrivendo un articolo che riguarda i Disturbi del Comportamento Alimentare. Lo scorso anno, ho approfondito nello studio e nella pratica clinica la terapia di questa famiglia di patologie, ho amato, sofferto e combattuto con le mie pazienti e come spesso (mi) capita dall’incontro con loro è nata la passione per questa area di trattamento… ma di cosa stiamo parlando?

I termini Disturbi del Comportamento Alimentare rappresentano l’etichetta di un’ampia categoria di malattie che coinvolgono sia la psiche (quindi la mente, l’anima), che il corpo. In ognuna di queste malattie, che tra poco andremo a vedere nello specifico, la persona utilizza il cibo e l’atto del nutrirsi in modo scorretto, sulla base di un significato simbolico particolare che attribuisce al cibo, all’atto del nutrirsi e al proprio corpo.

Sono malattie molto serie sia perché la persona che ne è affetta soffre molto, sia per le ripercussione che hanno a livello della salute fisica, medica, del corpo. I DCA sono una delle prime cause di morte tra i giovani tra i 12 e i 25 anni. Facciamo una piccola introduzione sul significato dell’alimentazione e dell’alimentarsi. Perché è importante riflettere sul meccanismo che sta dietro le quinte di questo problema.

Se ci pensiamo, il nutrimento è uno dei bisogni fondamentali proprio perché fa parte dell’idea della vita o della morte, niente interessa alle persone quando non hanno saturato il bisogno di alimentarsi: prima di tutto dobbiamo essere sicuri di poterci sostenere in vita, attraverso il cibo. Per il neonato è così importante non morire di fame che tutta la sua vita è incentrata sul momento della poppata e della digestione. È attraverso il nutrimento che conosce l’importanza della relazione con la madre. Nutrimento e relazione sono perciò indissolubilmente legati fin dal principio della nostra vita. Le cose, per noi uomini e donne, a differenza degli animali che si preoccupano solo del concreto, hanno sempre un doppio significato, uno reale, concreto e uno simbolico. Quindi il cibo è per noi sia il concreto dell’alimentarsi (per sopravvivere) sia il mediatore di un significato Altro. Da quando siamo molto piccoli è la relazione, proprio perché il nostro alimentarci prende il via dentro la relazione buona, quella che solitamente abbiamo con la madre.

Quando diventiamo grandi i significati si amplificano e la realtà si fa più complessa, il cibo pertanto può assumere per ciascuno anche altri significati simbolici diversi… E’ su questi aspetti simbolici che intervengono le malattie di cui stiamo parlando e conseguentemente l’intervento psicoterapico. Non basta, infatti, la buona volontà, per smettere con un comportamento alimentare sbagliato, non basta imporsi di mangiare di più o di meno. Una volta che si è instaurato il meccanismo la persona non riesce a venirne fuori da sola e non è colpa sua, ma va aiutata ad aiutarsi. Per questo, gli altri che gli sono vicini, genitori, insegnati, amici, possono riconoscere quando inizia un problema di questo tipo se hanno imparato a familiarizzare un po’ con i sintomi di questa malattia. Di seguito vi sintetizzo per punti le caratteristiche principali dei DCA.

L’anoressia: è un termine che deriva al greco e che indica la mancanza di desiderio per il cibo. L’uso del termine nei disturbi alimentari non coincide con questo significato. Nell’anoressia nervosa non manca affatto l’appetito e la persona ha desiderio di mangiare, sente fame, ma è intenta in una strenua lotta contro la fame per perdere peso, poiché l’autostima di questa persona dipende unicamente dal corrispondere o meno ad un ideale di magrezza. In genere nelle persone anoressiche si riscontrano queste caratteristiche:

  • Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra di quello minimo normale per età ed altezza
  • Paura di acquisire peso
  • Alterazione dell’immagine del proprio corpo nella forma e dimensione. Le persone anoressiche di vedono realmente grasse anche quando pesano poco e sono oggettivamente deperite.
  • Amenorrea nelle donne, cioè vengono meno le mestruazioni per almeno tre cicli consecutivi.
  • Si distinguono due forme di anoressia: nella prima è presente solo la restrizione alimentare, cioè la persona mangia progressivamente sempre meno cibo. Nella seconda, la persona che è comunque affamata, cede ogni tanto ad assumere una quantità di cibo che considera esagerata e che ritiene di dover eliminare inducendosi il vomito o usando in modo improprio lassativi, diuretici, o dedicandosi ad un’eccessiva attività fisica.
  • L’anoressia inizia solitamente con una dieta, con restrizioni alimentari mosse dal desiderio di migliorare la propria immagine. La situazione poi sfugge di mano e la tensione al dimagramento è volta al raggiungimento del corpo perfetto,tensione che non trova mai un compimento. Non si è mai abbastanza magre…
  • Ne consegue un progressivo dimagramento fino ad arrivare in alcuni casi ad un grave deperimento fisico, senza che l’intensa paura di ingrassare venga meno nonostante il dimagramento continuo e massiccio sia chiaramente visibile dagli altri e segnalato dalla bilancia.
  • I pensieri della persona che soffre di anoressia sono concentrati tutti sulla preoccupazione continua di quello che può o non può mangiare, sul calcolo delle calorie assunte e che devono poi essere bruciate. L’organizzazione della giornate ruota spesso intorno al momento del pasto e alle abitudini alimentari.

Bulimia: il significato etimologico è “fame da bue”, cioè enorme e smisurata. La bulimia nervosa è caratterizzata dal desiderio intenso e incontenibile di alimentarsi con enormi quantità di cibo, spesso legato ad una sensazione di fame eccessiva che deve assolutamente essere soddisfatta.

In genere nelle persone bulimiche si riscontrano queste caratteristiche:

  • Ricorrenti abbuffate (rapida ingestione di notevoli quantità di cibo) con la sensazione di perdere il controllo (la persona non riesce a smettere di ingerire cibo). Le persone bulimiche percepiscono il loro comportamento come anomalo, ma non riescono a contrastare l’ingestione che avviene quasi in modo automatico.
  • La crisi dell’abbuffata ha un carattere imperioso e inarrestabile frequentemente nelle abbuffate c’è una mescolanza di cibi e sapori (anche cibi crudi o surgelati)
  • Condotte di compensazione per evitare di ingrassare a fronte delle notevoli quantità di cibo ingerito (vomito, abuso di lassativi, diuretici, o periodi di digiuno, e/o grande attività fisica). Spesso queste condotte hanno un carattere di segretezza e si accompagnano a forti sensi di colpa.
  • Il peso corporeo può non subire nessun cambiamento la persona generalmente è normopeso, perciò le persone che soffrono di questo disturbo spesso non lo danno a vedere e possono continuare per lunghi periodi senza che nessuno se ne accorga.
  • Il ciclo mestruale conseguentemente non è compromesso
  • Ha in comune con l’anoressia l’influenza che la forma e il peso del corpo hanno sull’autostima, perciò la persona bulimica anela all’ideale di magrezza, ma non riesce a sopportare la fame e il senso di vuoto, che contrasta riempiendosi di cibo.

Disturbo da alimentazione incontrollata (BED): è un disturbo che interessa gran parte delle persone visibilmente in sovrappeso la cui obesità è in parte causata da aspetti psicologici.

  • E’ caratterizzato da abbuffate che non sono accompagnate da strategie compensatorie per evitare l’aumento di peso. Perciò la persona aumenta notevolmente il proprio peso corporeo compromettendo la propria salute.
  • L’abbuffata compulsiva è caratterizzata da perdita di controllo, velocità nel mangiare, sensazione di pienezza eccessiva, introduzione di grandi quantitativi di cibo in mancanza della sensazione di fame, segretezza nell’atto del mangiare, disgusto e ribrezzo verso sé stessi, stati di ansia e forte agitazione espressi anche a livello motorio.
  • I cibi ricercati durante questi episodi sono prevalentemente dolci e molto calorici; spesso vengono preferiti i cibi che la persona di solito non si concede perché li considera “pericolosi” dal punto di vista calorico.
  • Durante l’episodio di abbuffata il vissuto della persona viene descritto come positivo, poiché vi è un’immediata riduzione del senso di ansia e della fame con la conseguente sensazione di sollievo. Ben presto, tuttavia, prendono il sopravvento emozioni negative: depressione, disgusto, vergogna e senso di colpa. Frequenti sono anche le sensazioni fisiche di stanchezza, male allo stomaco o sonnolenza improvvisa.

Una caratteristica quasi sempre presente in chi soffre di un disturbo alimentare, anoressia o bulimia che sia, è l’alterazione dell’immagine corporea che può arrivare ad essere un vero e proprio disturbo. La percezione che la persona ha del proprio aspetto, ovvero il modo in cui nella sua mente si è formata l’idea del suo corpo e delle sue forme, sembrano influenzare la sua vita più della sua immagine reale. Spesso chi soffre di anoressia non riesce a giudicare il proprio corpo in modo obiettivo: l’immagine che rimanda lo specchio è ai loro occhi quella di una ragazza coi fianchi troppo larghi, con le cosce troppo grosse e con la pancia troppo “grande”. Per le persone che soffrono di bulimia nervosa l’angoscia può essere ancora più forte per il fatto che perdere il controllo sul cibo fa percepire il peso corporeo (che molto spesso è normale) come eccessivo. Sia nell’anoressia nervosa che nella bulimia nervosa, la valutazione di sé stessi dipende in modo eccessivo dal peso e dalla forma del proprio corpo.

A volte il disturbo alimentare è associato ad altre patologie psichiatriche, in particolare la depressione, ma anche i disturbi d’ansia, l’abuso di alcool o di sostanze, il disturbo ossessivo-compulsivo e i disturbi di personalità. Possono essere presenti comportamenti autoaggressivi, come atti autolesionistici (ad esempio graffiarsi o tagliarsi fino a procurarsi delle piccole ferite, bruciarsi parti del corpo) e tentativi di suicidio. Questo tipo di disturbi occupano uno spazio molto particolare nell’ambito della psichiatria, poiché oltre a “colpire” la mente e quindi a provocare un’intensa sofferenza psichica, essi coinvolgono anche il corpo con delle complicanze fisiche talvolta molto gravi.

Cosa dobbiamo fare se riconosciamo in noi o in un nostro caro queste caratteristiche?

Queste sono malattie complesse, che interessano, come abbiamo visto, sia l’anima, che il corpo. E’ necessario perciò intervenire su più fronti in primis dal punto di vista medico, se il dimagramento è eccessivo, come nel caso dell’anoressia nervosa, o se le condotte eliminatorie come il vomito, sono molto frequenti. Vomitare spesso altera pesantemente l’equilibrio del nostro organismo creando scompensi che devono essere posti all’attenzione medica.

E’, inoltre, assolutamente necessario affiancare un lavoro di tipo psicoterapico che aiuta la persona a scoprire quale è il significato simbolico che è sotteso alla malattia e che la mantiene in essere (come già visto, il sintomo è sempre la soluzione migliore possibile che l’unità mente-corpo riesce a concepire a fronte di un conflitto e di una sofferenza interni). Questo significato è unico per ciascun paziente e, anche se possono esistere delle somiglianze dal punto di vista sintomatologico e dunque fenomenologico tra le persone con lo stesso DCA, esiste un’unicità di significati legati alla storia di ciascuno che necessitano di essere ascoltati, presi in carico, accettati, compresi, analizzati e infine risolti. Scoprire quale messaggio si è attribuito al cibo e all’alimentazione disfunzionale aiuta a trovare altri modi per esprimere il proprio malessere, ad esempio con le parole… e questo è il primo passo per trovare una soluzione.

Nel trattamento di DCA collaboro attivamente con l’equipe medica con la quale condivido gli obiettivi terapeutici e psicoeducativi sia dei pazienti che dei genitori. Il trattamento in studio è caratterizzato dal costante confronto con l’equipe medica, composta da medici internisti, da dietisti e medici psichiatri.

 

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